Si parla sempre di più di agroforestazione.

Cos’è, quali sono vantaggi, pregi, limiti e ostacoli di oggi.

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Negli ultimi anni si parla sempre di più di agroforestazione, di quanto sia efficace, sostenibile e fondamentalmente senza difetti. Ne ha parlato ad esempio il Corriere della Sera nel 2020, Lifegate nel 2021 ed Euronews nel 2022. E’ un argomento che interessa anche il mondo universitario e della ricerca, tanto che di recente l’Università di Padova ha organizzato un evento pubblico per discuterne con i portatori d’interesse del settore agricolo e forestale della Regione Veneto. Pure noi di Giornal di Bosco ne abbiamo accennato scrivendo delle Food Forest e del pata negra (ndr un prosciutto spagnolo) in Spagna. Ma se tutti ne parlano così tanto, e spesso bene, come mai le campagne e tutte le zone agricole non adottano questo sistema? 

Partiamo dalla definizione: “l’Agroforestazione è l’insieme dei sistemi agricoli che vedono la coltivazione di specie arboree e/o arbustive perenni, associate a seminativi e/o pascoli, nella stessa unità di superficie”, secondo l’Associazione Italiana AgroForestazione (AIAF). La definizione ufficiale della FAO include anche gli animali come terza componente (alberi-arbusti, piante erbacee e animali). Un classico esempio di agroforestazione è un sistema che include filari di alberi di ulivo e piante di frumento tra gli ulivi.

Fino a metà del secolo scorso, i sistemi agroforestali erano piuttosto diffusi, se non i principali sistemi del mondo agricolo dei Paesi con agricoltura intensiva, come l’Italia. La meccanizzazione e la propensione a puntare sulle monocolture, più economiche e facili da gestire, ha progressivamente fatto scomparire la gran parte di questi sistemi. 

Ma quindi come mai adesso l’agroforestazione è “tornata di moda”? In realtà sta tornando di moda solo in Occidente, visto che nel mondo circa 1.2 miliardi di persone la praticano attualmente su circa 1 miliardo di ettari (FAO). E anche in Occidente non è mai del tutto scomparsa. Nella stessa Unione Europea 15.4 milioni di ettari (9% della superficie coltivata totale e il 3.6% della superficie totale della UE) sono registrati come sistemi agroforestali. Qui potete farvi un’idea di quali siano in dettaglio questi sistemi agroforestali. 

Sistema silvoarabile dell’Azienda agricola Casaria di Masi (Padova) dove sono stati realizzati 9 ettari nel 2013 con pioppi i214 e farnie. Foto di Marco Boscaro (2018).

Ma veniamo ai vantaggi dati dai sistemi agroforestali:

  • Aiutano la mitigazione dei cambiamenti climatici: un vantaggio non da poco considerando i tempi foschi in cui siamo entrati negli ultimi decenni. Dato che coinvolge più biomassa rispetto ai sistemi attualmente convenzionali assorbe anche più CO2. Inoltre la copertura degli alberi assicura una migliore conservazione delle risorse idriche (es. mantiene meglio l’umidità del suolo).
  • Supporta meglio la biodiversità dei sistemi monocolturali, dove quindi vi è una sola specie. Questo avviene con l’introduzione di un maggior numero di specie che a loro volta attirano e offrono ripari e habitat idonei ad altre specie ancora. Una maggiore diversità di specie assicura anche una certa resistenza ai parassiti, che spesso mangiano solo certe specie e che quindi non riescono a danneggiare superfici elevate trovando pochi “ospiti” adeguati. 
  • Suolo: i diversi apparati radicali, di alberi e specie erbacee, permettono di migliorare il ciclo dei nutrienti e l’accumulo di riserve idriche. 
  • Vantaggi economici per gli agricoltori e la società civile:. la diversificazione della produzione locale, la riduzione dell’uso di prodotti fitosanitari e un miglioramento della produttività delle singole colture sono solo alcuni di questi vantaggi. 

Insomma, l’agroforestazione sembra un po’ una soluzione ai mali dell’agricoltura, ma perché non viene praticata ovunque, sostituendo le monocolture?

  • La meccanizzazione attuale si integra poco con sistemi di colture diversi → le macchine non passano tra le diverse colture arboree ad esempio. 
  • E’ richiesta una maggiore capacità tecnica →  serve conoscere meglio diverse specie, i trattamenti adatti e come possono integrarsi al meglio. C’è pure il fenomeno “burocrazia”, almeno secondo i contadini spagnoli. Ad esempio le procedure per gestire sistemi agroforestali sono più complesse, in termini anche di documentazione richiesta, rispetto a altre coltivazioni. 
  • Sono richiesti investimenti maggiori in fase iniziale.

Gli svantaggi, o gli ostacoli, sembrano numericamente pochi, ma attualmente sono una componente importante che impedisce di più la creazione di nuovi sistemi agroforestali. Anche la capacità tecnica da sola sarebbe probabilmente un ostacolo difficilissimo da superare senza adeguate capacità di investimento in formazioni e ricerca. Vedremo come si muoveranno le istituzioni nel prossimo futuro per migliorare le possibilità dei sistemi agroforestali su larga scala e che ruolo potranno avere nella produzione di cibo e nell’effettivo miglioramento, in termini di biodiversità, dei sistemi agricoli per noi così fondamentali! #staytuned

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