Ma quale caffè, questa è una “ciofeca”!

Alternative al caffè per danneggiare meno le foreste del mondo?

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La proposta di regolamento “deforestazione zero”

Regolamento UE” non è una parolaccia! Stiamo parlando di un atto giuridico che ha portata generale, è vincolante ed è direttamente applicabile dopo la sua entrata in vigore. In pratica un “pacchetto già pronto” per gli Stati Membri dell´UE. La proposta di Regolamento, che sarà votata nelle prossime settimane, ha l’obiettivo di proteggere le foreste di tutto il mondo dalla deforestazione e dal degrado che si stanno verificando ad un ritmo allarmante a causa dell’espansione dei terreni agricoli. Una volta che entrerà in vigore, stabilisce rigorose norme obbligatorie di dovuta diligenza o due diligence per le imprese che intendono immettere determinati prodotti sul mercato dell’UE o esportarli. Sostanzialmente operatori e commercianti dovranno dimostrare che i prodotti sono legali e a zero rischi di deforestazione.

Ma quali sono le merci fondamentali messe sotto il microscopio? Olio di palma, soia, caffè, cacao, legno, gomma e i prodotti derivati (come la carne di manzo, i mobili o il cioccolato).

Foto di chicchi di caffé da Pexels – Foto di Igor Haritanovich

Italiani pazzi per il caffè

Di solito nei canali social di tutti i green influencer sentiamo spesso parlare dell’impatto dell´olio di palma, soia e legno sull’ambiente naturale. E il caffè? Forse ci piange il cuore ammetterlo, ma il suo processo di lavorazione e di distribuzione causa un notevole impatto ambientale. Pensiamo solo a quanta strada deve fare visto che i Paesi, che ne forniscono i maggiori quantitativi, spaziano tra Brasile, Centro America, Centro Africa e India.

Principali Paesi produttori di caffè.

Il problema è che gli Italiani, e non solo, vanno pazzi per il caffè! Le statistiche Istat ci dicono che nel 2021 il nostro Paese ha importato oltre 11 milioni di sacchi di caffè in tutte le forme (equivalente caffè verde, ovvero al grezzo) e i “consumi apparenti” sono stati pari a 314 milioni di chili di caffè con un consumo pro capite di 5,3 kg annui. Dato che il nuovo regolamento, una volta attuato, potrà orientare ad una produzione di caffè più sostenibile, ma non potrà limitare i consumi legati alla distribuzione. Cosa fare allora?! 

Vecchi caffè che diventano nuovi

Produrre il caffè in Italia potrebbe essere la soluzione. Certamente il nostro Paese non beneficia del clima (davvero) tropicale che permette la crescita di piccoli alberi appartenenti al genere Coffea, ma perchè non cambiare prospettiva o adottarne di vecchie?!Torniamo a quando il caffè non era caffè ed era chiamato “ciofeca”. Prima del XVI secolo e quindi prima che iniziasse a diffondersi prima nella Repubblica di Venezia e poi in tutta Italia e durante i momenti di crisi dei due conflitti mondiali, il caffè era preparato non solo con orzo, fave, lupino o perfino carciofo, ma anche con le ghiande!

Caffè Florian – Venezia (1720)

Sembra impossibile, ma numerose sono le descrizioni e i video che spiegano come procedere in modo casalingo alla lavorazione, alla tostatura, alla macinatura e alla preparazione dei frutti delle querce. Interessante questo video di “Cuore di Cioccolato”.

Caffè di ghiande fatto in casa. Immagine dal video di “Cuore di Cioccolato”.

Con una superficie forestale di boschi a rovere, roverella e farnia che è circa il 35% della superficie italiana (pari a 1.084.247 ha), è possibile chiedersi se la “ciofeca” di ghiande possa essere uno dei prodotti forestali non legnosi che potrebbero rendere più sostenibile la tradizione del nostro Paese legata altrimenti al caffè? 

Assaggereste mai la “ciofeca” di ghiande?

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