“Strano, ma vero”: anche i funghi che non mangiamo hanno una funzione.

Perché questi organismi sono così importanti per le foreste?

Tempo di lettura 5′

Funghi del genere Fomes su legno morto, nella foresta vetusta di Biogradska Gora, Montenegro. Foto di Giosuè Colarelli.

Nonostante possa essere difficile credere di trovarci in autunno inoltrato, a causa del clima a dir poco mite di queste settimane, per riprenderne consapevolezza basta guardare gli alberi che, soprattutto in quota, stanno dando spettacolo con il tanto amato foliage. Quando pensiamo all’autunno, pensiamo subito ai colori degli alberi, alle castagne e anche ai funghi. I funghi non sono tutti commestibili ma, al contrario, esistono centinaia di specie che sono tossiche per l’uomo o che, per la loro consistenza, non possono essere mangiate. Se un fungo non è utilizzabile dalla nostra specie però non vuol dire che sia inutile ma, al contrario, può svolgere funzioni essenziali per le nostre foreste.

I funghi, in base al loro nutrimento, si dividono in tre grandi categorie:

  • i saprotrofi, che si nutrono di sostanza organica morta e fungono quindi da decompositori;
  •  i parassiti, che attaccano esseri viventi, come ad esempio gli alberi, da cui sottraggono le sostanze nutritive;
  •  i simbionti, che stringono un rapporto di collaborazione con gli alberi, detto simbiosi, che risulta essere vantaggioso per entrambi. 

Tra i funghi più famosi ci sono i porcini (Boletus edulis) ma anche i tartufi che non sono altro che funghi sotterranei (del genere Tuber). Sia gli uni che gli altri sono funghi simbionti che, come abbiamo detto, vivono in simbiosi con gli alberi. Più precisamente questa simbiosi consiste in un’unione tra le radici del fungo, dette “ife”, e i peli delle radici degli alberi. Da questo legame si crea una particolare struttura detta “micorriza”, che serve da punto di scambio di sostanze tra albero e fungo: l’albero dona al fungo gli zuccheri necessari alla sua crescita e il fungo in cambio dà alla pianta l’acqua. Perché la pianta si lega al fungo se è in grado di assorbire l’acqua grazie alle proprie radici? Questo avviene perché quello che noi mangiamo in realtà non è il vero fungo ma un frutto del fungo stesso. La parte vitale del fungo in realtà è detta micelio, ed è simile a una ragnatela che si espande nel terreno anche per diversi chilometri. E’ proprio questa grande capacità di espandersi che rende vantaggiosa la simbiosi per l’albero: il micelio si comporta come un’enorme spugna che riesce ad assorbire acqua e sostanze nutrienti anche a centinaia di metri di distanza dalla pianta, dove le radici non riescono ad arrivare.

Porcini neri (Boletus aereus) cresciuti in bosco di cerro (Quercus cerris). Foto di Giosuè Colarelli.

I funghi saprotrofi, invece, si comportano da decompositori e quindi potremmo definirli come gli spazzini del bosco. Questi infatti si nutrono di materia morta presente in foresta, come le foglie della lettiera, il legno morto e anche resti di animali, velocizzandone la decomposizione e favorendo il ritorno delle sostanze nutritive nel terreno. Questo permette anche di mantenere in buono stato la fertilità del suolo, perché grazie alla loro azione i funghi saprotrofi ne favoriscono la “concimazione” apportando sostanza organica. 

Mentre l’importanza delle due categorie di funghi appena descritte è facile da comprendere, forse può risultare più difficile cogliere l’importanza di quelli parassiti. Perché mai un fungo parassita dovrebbe essere un alleato delle foreste?

Questa tipologia di funghi attacca gli alberi vivi e si nutre del loro legno, motivo per cui sono detti funghi lignicoli. Le parti di legno su cui si nutrono questi organismi iniziano a decomporsi, in alcuni casi a marcire, ed è proprio questa la loro utilità per l’ecosistema forestale. Decomponendo il legno, rendendolo più morbido, questi funghi permettono la creazione di una serie di habitat, detti microhabitat degli alberi, utilizzati da molte specie di insetti, uccelli e anche piccoli mammiferi, e sono quindi molto importanti per il mantenimento della biodiversità forestale. Oltre a questo però, i funghi parassiti, nutrendosi, indeboliscono gli alberi, rendendoli più suscettibili a crolli o a schianti da vento. Anche in questo caso, quello che potrebbe sembrare un evento dannoso, come il crollo di un albero, in realtà è fondamentale per l’evoluzione della foresta: l’albero che cade libera spazio vitale per la crescita di numerosi giovani alberi e, una volta che si trova al suolo, svolge funzioni importantissime, sotto forma di legno morto, per l’intero ecosistema. Inoltre, in tutte le categorie fungine, possiamo trovare specie importanti per l’alimentazione della fauna selvatica, che quindi rappresentano un valido aiuto alla sopravvivenza di diverse specie animali, quali ad esempio gli scoiattoli.

Funghi lignicoli e muschi su legno morto a terra. Foto di Giosuè Colarelli.

Per questi motivi, se camminando in bosco troviamo specie di funghi che non conosciamo, o che sappiamo essere tossiche, non distruggiamole, magari prendendole a calci, ma lasciamole libere di compiere il loro ciclo vitale perché, anche se non possiamo portarle in tavola, sono utili per la foresta e, di conseguenza, lo sono per tutti. 

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: